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L’Amore in Campania: leggende, storie e capolavori

L’Amore in Campania: leggende, storie e capolavori

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Tante sono le leggende, i personaggi storici e i capolavori dell’arte custoditi in Campania che raccontano l’Amore sotto diversi aspetti: ostacolato, passionale, divino, epico. Alcune di queste storie saranno le protagoniste della visita guidata online “C’era una volta in Campania. Dall’Amore all’Arte e ritorno”, viaggio immaginario in Campania lungo il filo rosso dell’amore.

Mitologia e vita privata: l’Amore per i romani

 

Amore o Eros era il Dio greco dell’amore, figlio di Afrodite e Ares (o Zeus o Ermete). Viene raffigurato come un fanciullo alato, armato d’arco e di faretra, da cui scaglia dardi che infiammano d’amore uomini e dei. In Campania, molte domus di Pompei presentano affreschi con amorini alati e ad una in particolare hanno dato il nome, la Casa degli Amorini Dorati. Si tratta di una delle più eleganti abitazioni di età imperiale, appartenuta a Cnaeus Poppaeus Habitus, imparentato con Poppea Sabina seconda moglie di Nerone.

Ma il legame dei romani, e in particolare dei pompeiani, con l’amore e con il sesso era molto forte e in Campania ci sono molte testimonianze che ci lasciano capire il loro stile di vita privato. Omosessualità e prostituzione non rappresentavano un problema e per questo erano diffusi i cosiddetti “lupanari”, i famosi bordelli in cui erano concesse le effusioni, vietate invece in pubblico. Il nome deriva da lupae, soprannome delle prostitute che intrattenevano clienti, spesso mariti insoddisfatti.  A Pompei è ancora possibile visitarli e molti degli affreschi si sono conservati e sono attualmente esposti al Museo Archeologico di Napoli nel Gabinetto Segreto, dove i Borbone concentrarono la collezione di affreschi, statue e manufatti erotici ritrovati a Pompei e Ercolano.

Prova a immaginare le storie, i personaggi e gli intrecci che quegli spazi potrebbero raccontare!

Un cuore sincero al Museo Cappella Sansevero

Sincerità – Foto Museo Cappella Sansevero

Personaggio illustre dell’Illuminismo europeo, Raimondo di Sangro Principe di Sansevero fu un grande mecenate e un astuto inventore. E se di lui si conosce la dedizione all’arte, fu un uomo innamoratissimo della moglie, Carlotta Gaetani, da cui ebbe cinque figli. Alla consorte, in nome della Soavità del giogo coniugale, dedicò uno dei capolavori esposti nella Cappella, tra i musei più visitati in Campania: la Sincerità.

Ideata da Antonio Corradini e realizzata da Francesco Queirolo tra il 1754 e il 1755, rappresenta, insieme ad altre, una delle Virtù scelte dal principe per rendere omaggio alle figure importanti della sua vita. L’allegoria della Sincerità raffigura una donna che porge un cuore con la mano sinistra, simbolo dell’amore e della carità, mentre con la destra tiene un caduceo, il bastone alato con due serpenti simbolo di pace e ragione.

L’antica etimologia della parola sincerità è “sin-cera”, senza cera, dunque priva di artificio o immunità: ci vuole coraggio ad essere sinceri.

Fiordo di Furore, set di un Amore da Oscar in Campania

Fiordo di Furore

 

Il famoso regista Roberto Rossellini e l’attrice premio Oscar Anna Magnani furono impegnati sul set di uno dei due episodi del film del 1948 di Federico Fellini. Innamorati e irrequieti, vissero nel borgo della costiera amalfitana il loro amore, spesso colpito dalla forte gelosia dell’attrice, che si dice abbia avuto violente litigate con Rossellini, a causa delle lettere che Ingrid Bergman inviava a regista.

L’amore tra i due arrivò poi al capolinea e la Magnani decise di non tornare più a Furore, dopo aver regalato la sua casa al suo vecchio custode. Resta una romanticissima Passeggiata degli Innamorati che siamo certi sciolga il cuore di chiunque la percorra!

L’Amore e il mito: i tormenti di Zeus, Danae e Leda

Nel 1545 Tiziano Vecellio dipinse, durante un suo soggiorno a Roma,  l’episodio della mitologia greca in cui Giove si unisce a Danae sottoforma di pioggia dorata. Realizzò più di una versione del mito, di cui una è esposta al Museo del Prado a Madrid, mentre quella conservata a Napoli è al Museo di Capodimonte. Le due opere differiscono per  alcuni elementi:

  • la presenza di Amore sulla destra, che nella Danae spagnola è sostituito da una nutrice intenta a raccogliere le monete d’oro, simboleggiando avidità e stoltezza
  • Danae è completamente nuda nel capolavoro esposto al Prado
  • Giove è rappresentato una volta come tuono e una volta come pioggia dorata
  • Un cagnolino dorme accanto a Danae nell’opera al Prado

 

Le trasformazioni di Zeus per far fronte ai suoi tormenti amorosi non furono poche. Nel mito di Leda, la moglie del re spartano Tindaro venne sedotta da un cigno in riva al lago, che le annebbiò la mente con l’aria profumata di ambrosia. Zeus quindi deve necessariamente ingannare Leda per possederla contro la sua volontà e lo fa scegliendo di trasformarsi in cigno, simbolo di saggezza, fedeltà e amore sincero.

I fantasmi innamorati di Palazzo Donn’Anna

Palazzo Donn’Anna

Amore e morte è il tema delle storie che coinvolgono uno dei più suggestivi palazzi in Campania. La dimora storica si trova a Posillipo e prende il nome proprio da colei che anima questi racconti, Donna Anna. Secondo la leggenda riportata da Matilde Serao, la dama, gelosa di sua nipote Mercedes de las Torres, oggetto di interesse da parte di Gaetano di Casapesenna, ex amante di Donna Anna, la fece sparire nel nulla. Ancora oggi non si sa che fine abbia fatto. C’è chi giura di averla rivista insieme a Gaetano nel palazzo, tormentati dalla gelosia di Donna Anna.

L’Amore tormentato di Gesualdo protagonista di un romanzo

Castello di Gesualdo

Carlo Gesualdo Principe di Venosa fu uno dei più grandi polifonisti di tutti i tempi, che contese con Monteverde il titolo di più importante musicista di Cinque- Seicento ma fu, purtroppo, sfortunato in amore. La sua storia d’amore tormentata è tra le più famose in Campania ed è raccontata nel romanzo “Madrigale senza suono” di Andrea Tarabbia, vincitore del Premio Campiello 2019.

La moglie Maria d’Avalos si innamorò perdutamente del duca d’Andria e conte di Ruvo, Fabrizio Carafa. La loro storia d’amore proseguì fino a quando Gesualdo li colse in fragrante nella camera da letto di Maria. Pazzo di gelosia, fece uccidere i due amanti in una notte di ottobre del 1590 a Napoli lasciando i loro corpi nudi, impiccati in pubblica piazza.

Ma un altro personaggio ha un forte legame con il principe di Venosa: Igor’ Stravinskij, compositore e direttore d’orchestra russo, che nel Novecento riscoprì e rilanciò il genio di Gesualdo. Infatti si recò in viaggio in Italia alla scoperta dei luoghi dove visse Carlo: Napoli e Gesualdo, dove il maestoso castello domina l’ampia valle del fiume Calore in Irpinia.