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7 città della ceramica in Campania da non perdere

7 città della ceramica in Campania da non perdere

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Da secoli in Italia artigiani e artisti plasmano con le loro mani, grazie alla loro sapiente maestria, la ceramica. Proprio alla valorizzazione di questa vera e propria arte è dedicato il progetto Buongiorno Ceramica, promosso e organizzato da AiCC – Associazione Italiana Città della Ceramica, che si terrà dal 15 al 16 maggio 2021 in 45 città italiane, tra cui 7 meravigliose città campane. Scopriamole insieme in un itinerario immaginario tra le province della nostra regione.

Buongiorno Ceramica: il progetto

 

Quest’anno Buongiorno Ceramica vuole “scommettere su un “nuovo giorno”, puntare sulla ripresa, sulla rinascita, forte della stessa operosa fiducia degli artigiani, coloro i quali non hanno smesso un attimo di dare forma alle idee, alla creatività”. Quale miglior motivo per tornare a scoprire la nostra regione e le sue eccellenze? Sarà l’occasione per visitare luoghi della cultura, borghi, musei ma anche e soprattutto le botteghe artigiane, i laboratori e conoscere in prima persona gli artisti che tramandano con i loro preziosi saperi un’antica arte che accompagna da secoli la nostra storia.

Scopriamo insieme quali sono le 7 città della ceramica della Campania da non perdere

Il nostro itinerario mette in rete le 7 città che fanno parte dell’ AiCC – Associazione Italiana Città della Ceramica e che parteciperanno all’evento di Buongiorno Ceramica 2021 il 15 e il 16 maggio ma che ti invitiamo a visitare quando vorrai! Partiamo!

Napoli

Foto del Museo e Real Bosco di Capodimonte

Il nostro viaggio inizia da qui, dal Museo e Real Bosco di Capodimonte e dalla Reale Fabbrica di Capodimonte, il cui nome è fortemente legato alla produzione ceramica divenuta un’eccellenza non solo napoletana ma mondiale. Fu Carlo III di Borbone a fondare la Real Fabbrica e ad insistere affinché si ottenesse la migliore formula per realizzare la porcellana.

Si, perché tra ceramica e porcellana c’è una sostanziale differenza: la seconda deriva dalla prima e si ottiene aggiungendo all’impasto di base altri minerali come il caolino. Ma si differenziano anche nella cottura, poiché la porcellana ha bisogno di temperature molto alte, anche fino ai 1300 gradi, invece la ceramica ha bisogno di temperature inferiori ma tempi più lunghi. Carlo, incuriosito dal cosiddetto “oro bianco” proveniente dalla Cina, coinvolse il chimico Livio Vittorio Schepers per trovare la combinazione perfetta tra gli elementi.

Tornando al museo, una delle sale più affascinanti e sicuramente più sorprendenti è il Salottino di Maria Amalia, realizzato tra il 1757 ed il 1759 su progetto dello scenografo piacentino Giovan Battista Natali e destinato inizialmente alla Reggia di Portici e poi trasferito nel 1866 a Capodimonte. E’ un vero e proprio capolavoro, che riprende scene della vita cinese: ci sono raffigurati ideogrammi cinesi, personaggi, animali esotici, frutti e grandi specchi riflettono la luce della stanza. Alza lo sguardo verso il lampadario: la vedi la piccola scimmia che si arrampica su una palma? 

Molti maestri dell’epoca lavorarono alla Real Fabbrica , soprattutto nel periodo in cui Ferdinando IV di Borbone, figlio di Carlo, decise nel 1773 di dar nuova vita alla Real Fabbrica e le loro opere furono esportate nelle corti più importanti d’Europa, divenendo fonte d’ispirazione e raggiungendo un livello di perfezione. Nel 1806 la Real Fabbrica chiuse e purtroppo la produzione si fermò. Questa tradizione però continua oggi grazie alle numerose botteghe della città e soprattutto all’Istituto di istruzione superiore statale “Giovanni Caselli”, istituito nel 1961, situato nello steso edificio che ospitò la prima sede della Real Fabbrica della Porcellana. In questo modo si valorizza un luogo dalla forte rilevanza storico-culturale, onorando la tradizione ma volgendo lo sguardo anche alle nuove tecniche e alle sperimentazioni, come la creazione dell’indirizzo Tecnologico Ambientale e l’istituzione del Liceo Artistico ad indirizzo Design Ceramico.

La visita al Museo e Real Bosco di Capodimonte non può certamente esaurirsi qui! Vista le altre sale del museo e ammira capolavori come La Flagellazione del Caravaggio, la Danae di Tiziano, il Ritratto del cardinale Alessandro Farnese di Raffaello, La Madonna con Bambino di Sandro Botticelli. Hai già un pass Campania Artecard? Il museo è incluso!

Irpinia
Ariano Irpino (Av)

Lasciamo Napoli e ci spostiamo nella prima delle due tappe in Irpinia: Ariano Irpino, che vanta una delle più antiche tradizioni ceramiche attestata dal ritrovamento di una fornace romana e frammenti di vasi di tipo etrusco. La vedi lì in lontananza in cima al Tricolle? La città è situata infatti su tre alti rilievi, Castello, Calvario e San Bartolomeo. Il primo consiglio, una volta arrivato, è di raggiungere un punto panoramico e goderti la vista mozzafiato: potrai scorgere le vette e i monti di ben 6 regioni!
Per conoscere invece la storia di questo comune montano, strettamente legata all’arte della ceramica, due tappe non devi assolutamente perderti: Museo Archeologico, che raccoglie le testimonianze risalenti al neolitico, alla dominazione sannitica e poi romana.

La tradizione ceramica di Ariano Irpino affonda le radici nel XIII secolo, quando gli artigiani, chiamati figulai, realizzavano ceramiche in caverne ricavate dalla roccia di tufo e argilla, utilizzando la tecnica dell’invetriatura, di origine greco-romana e perfezionata grazie alle influenze con le culture orientali, bizantine e islamiche. Fu l’arrivo dei maestri faentini, portati in città intorno al 1421 dal conte Francesco Sforza, ad avviare un nuovo corso alla produzione. Per darti un’idea dell’importanza della città nell’arte ceramica, nel 1700 c’erano qui undici fornaci e 30 forniciai che si specializzarono nella realizzazione di manufatti per uso domestico, ispirata dalla tradizione greco-romana, e di statuette e figure votive femminili.

Dopo un lungo periodo di inattività, la tradizione dei cosiddetti oggetti solari di Ariano viene oggi portata avanti dalle botteghe artigiane che hanno ripreso, nelle forme e nei colori sgargianti, le antiche acquasantiere, le mattonelle votive, le coppe a segreto a forma di calice, e le fiasche decorate con frutti, animali o sembianze umane e dagli studenti del Liceo Artistico – indirizzo Design (corso di studio dell’IIS Ruggero II) ha all’interno dei propri piani di studio un dipartimento disciplinare dedicato alla ceramica.

In questo video realizzato con Scabec, gli artigiani di Ariano Irpino raccontano l’arte ceramica locale

 

Calitri (Av)

Foto di @_angelocesta_

A circa un’ora di auto si trova uno dei luoghi più suggestivi della Campania, Calitri. E se oggi questa città dell’alta Irpinia è anche famosa per uno dei festival più interessanti del panorama musicale, lo Sponz Fest, ideato e diretto da Vinicio Capossela, questo meraviglioso borgo arroccato sulle colline al confine con la Basilicata è un gioiello tutto da scoprire. La sue case colorate sinuosamente disposte in ordine una accanto all’altra  lungo i fianchi della collina, le hanno fatto guadagnare l’appellativo di Positano dell’Irpinia, inconfondibile colpo d’occhio le che l’ha fatta entrare nelle classifiche dei luoghi più fotografati della Campania.

Ma forse quello che non sai è che Calitri ha una lunga tradizione ceramica risalente al XVI secolo e portata avanti oggi dalle botteghe e dagli artigiani, ma anche dagli studenti del Liceo Artistico – IIS A. M. Maffucci. Nei secoli il territorio ricco di argilla ha permesso ai fornaciai di sviluppare non solo la produzione della ceramica ma anche i commerci con le zone limitrofe, esportando mattonelle, piastrelle e manufatti soprattutto nella zona di Salerno e fino in Basilicata. Ma le ceramiche prodotte in questo angolo d’Irpinia sono famose principalmente per due tipologie di decoro: i “sing sing”, tipiche linee verticali che seguivano la circonferenza dei manufatti e la “rosa mascarina”, probabilmente un richiamo alla rosa selvatica, a cui si aggiunsero decori con stemmi o emblemi gentilizi e richiami ad animali o piante.

La tua visita a Calitri non può dirsi conclusa se non raggiungi il castello, danneggiato dal terremoto nel 1694 ma che negli ambienti restaurati ospita il Museo della Ceramica. Un vero e proprio viaggio in continua evoluzione tra le ceramiche di Calitri e dell’Alta Valle dell’Ofanto, che parte dall’età del romana, passa per il Medioevo e il Rinascimento fino a giungere a capolavori d’arte contemporanea.

Sannio

Cerreto Sannita (BN)

Dall’Irpinia al Sannio, ti da il benvenuto Cerreto Sannita, perla del parco regionale del Matese a 36 km da Benevento. I reperti che sono stati trovati in queste zone testimoniano che l‘area era abitata già nella preistoria e  la scoperta poi di un forno arcaico fa capire che l’uomo del neolitico già sapeva lavorare e cuocere l’argilla. L’attuale Cerreto Sannita fu edificata tra il 1688 e il 1696 per volontà della famiglia Carafa, sulle macerie di quella che fu la Cerreto Antica di origine saracena e distrutta dal terremoto.

Nacque nel Settecento la Scuola delle Maioliche Cerretesi: le botteghe artigiane e le antiche industrie, soprattutto stovigliere, avviarono così una proficua produzione di manufatti che iniziò ad essere esportata in tutto il Meridione.  Ma l’evoluzione della tecnica passa anche per il colore: se nel Seicento erano i gialli, i verdi e i blu zafferano a predominare, nel Settecento si afferma il blu cobalto e con l’arrivo del rococò i motivi cinesi, i fiori e i colori si fanno bruni e grigi. Da non perdere quindi una visita al Museo Civico e della Ceramica Cerretese che raccoglie in tre sezioni i capolavori degli artigiani dall’epoca romana fino all’età contemporanea.

Prosegui per il centro storico, perditi tra le chiese,  gli scavi archeologici, la tintoria e la cartoniera ducale ma non dimenticare di raggiungere un posto suggestivo e leggendario: il ponte di Annibale! Si dice che su questo ponte romano che attraversa il fiume Titerno passò il valoroso condottiero assieme ai suoi elefanti durante la discesa della penisola al tempo della seconda guerra punica.

In questo video realizzato con Scabec, gli artigiani di Cerreto Sannito raccontano l’arte ceramica locale

San Lorenzello (BN)

Il nostro viaggio nel Sannio non è ancora terminato: prosegui ed ad una manciata di chilometri da Cerreto c’è San Lorenzello! Legata anch’essa alla famiglia Carafa, questa piccola cittadina ha una lunga tradizione ceramica e le prime botteghe risalgono al XVIII secolo. Ciascuna era specializzata in una tipologia di manufatto: vasi di creta, statue per il presepe, oggetti a tema religioso, naturalistico o allegorico ma anche anfore, acquasantiere e e servizi da tavola.

Raggiungi la bellissima Congrega di Maria S.S. della Sanità, alza lo sguardo e ammira il portale d’ingresso: il bellissimo panello realizzato da Antonio Giustiniano e incastonato nel timpano è un vero gioiello. Oggi a San Lorenzello vi sono 8 botteghe quasi tutte a conduzione familiare che mantengono in vita la grande tradizione, la cui eco è arrivata fino in Giappone!

 

Salerno e dintorni

Cava de’ Tirreni (SA)

Foto di @mattidido

Lasciamo i monti del Matese e ci spostiamo verso il mare, ma prima facciamo tappa in uno dei comuni più caratteristici del Parco Regionale dei Monti Lattari: Cava de Tirreni. La sua splendida posizione a metà tra l’Agro nocerino sarnese da un lato e la Costiera Amalfitana. I primi abitanti furono gli Etruschi, che vissero in quelle che furono chiamate fino al 1862 le terre de la Cava. Numerosi i resti archeologici romani e le testimonianze dell’architettura longobarda che ti porteranno indietro nel tempo, fino a quando nel XI secolo l’Abate San Pietro I dell’Abbazia della Santissima Trinità fondò il villaggio di Corpo di Cava, il primo insediamento moderno della città.

Una volta arrivato in città noterai il bellissimo porticato che caratterizza il centro: lo sai che rappresenta il primo esempio di centro commerciale? Nel XIV e XV secolo, così come oggi, botteghe di artigiani si alternavano sotto i portici, nati per difendere le merci dalle intemperie. Fu così che il piccolo borgo di Cava e il suo centro abitativo divenne sempre più grande e prese prima il nome di Borgo Scacciaventi, dal nome di una delle famiglie che vi abitò, e poi nel 1394 fu nominata città da papa Bonifacio IX.

Ma torniamo per un attimo alle sue fiorenti botteghe, perchè proprio qui si sviluppò la produzione ceramica a partire dal 1472, data in cui si attesta siano stati venduti i primi vasi per olio. In effetti tutto il territorio è ricco di argilla e questo ha permesso anche alle città limitrofe di intensificare i commerci sfruttando la vicinanza al porto di Salerno. Stili e decorazioni furono influenzati all’inizio dalla presenza dell’Abbazia ma successivamente si sviluppò una corrente più artistica, che strizzava l’occhio alla tradizione napoletana. Nascono così le riggiole, che andranno a impreziosire prima i pavimenti dei monasteri di Napoli e di Salerno e poi, nell’Ottocento, le case private. Lo stile maiolicato, che riprende motivi floreali o geometrici, è diventato un’eccellenza campana, che oggi gli artigiani esaltano utilizzando tecniche antiche e allo stesso tempo moderne per realizzare capolavori in ceramica poi esportati in tutto il mondo. A breve a Cava de’ Tirreni sarà inaugurato il MCCM, il Museo della Ceramica Contemporanea Mediterranea, un unicum nel suo genere, che sarà ospitato all’interno del Complesso Monumentale di San Giovanni, adiacente all’antico monastero delle Clarisse. Il museo ospiterà opere ceramiche attraverso acquisizioni e donazioni, come la collezione di Linda Burkhardt, ma anche di altri grandi artisti del XX secolo, dei centri di antica tradizione dell’Italia meridionale. Uno spazio sarà dedicato anche alla documentazione, catalogazione e conservazione dei progetti cartacei, dei prototipi  o di quanto prodotto in fase di progettazione, da parte degli artisti contemporanei.

In questo video realizzato con Scabec, gli artigiani di Cava de’ Tirreni raccontano l’arte ceramica locale

Vietri sul Mare (SA)

Il nostro viaggio si conclude in Costiera Amalfitana, dopo esserci lasciati alle spalle le meravigliose montagne campane. Ci accoglie Vietri sul Mare, il cui nome fa rima con ceramica, che vanta dal 1997  il riconoscimento Unesco grazie all’inserimento della Costa d’Amalfi nei siti Patrimonio dell’Umanità.

Prima etrusco-sannita, poi porto romano, condivide con Cava de Tirreni un pezzo di storia. Infatti Marina di Vietri ha rappresentato il porto commerciale utilizzato dai monaci della Badia per gli scambi soprattutto con le zone a Sud di Salerno. Per avere un’idea della maestria degli artigiani della ceramica, raggiungi la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, risalente al XVII secolo e  in stile tardo-rinascimentale napoletano. Non potrai sbagliarti, la sua bellissima cupola rivestita da ceramiche dipinte è inconfondibile. Sul portale è presente un dipinto su ceramica del santo , mentre all’interno gli altari sono decorati con maioliche tranne quello maggiore, in marmo.

Per maggiori informazioni sulle attività in programma per Buongiorno Ceramica il 15 e 16 maggio, visita il sito www.buongiornoceramica.it