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I Percorsi della Croce: itinerario in Campania delle croci della controrifoma e dell’età moderna

I Percorsi della Croce: itinerario in Campania delle croci della controrifoma e dell’età moderna

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“Nella cultura occidentale la croce è indubbiamente uno dei grandi simboli fondamentali: anche se per noi è connotato come un simbolo cristiano, ha alle spalle una sorta di lungo itinerario precedente. In uno dei dizionari fondamentali della lingua italiana, Salvatore Battaglia alla voce “croce”, immagina 40 significati diversi”
Gianfranco Ravasi – Cardinale e Teologo

L’immenso patrimonio culturale della Regione Campania, oltre a includere musei, parchi archeologici, biblioteche e dimore storiche, comprende anche tante chiese e complessi monastici, alcuni unici in Italia e nel Mondo.

Partendo dal documentario I percorsi della Croce, viaggeremo per la Campania attraversando tutte le sue  province alla scoperta delle chiese e dei musei che custodiscono le croci più importanti della storia della nostra regione e non solo.

Inoltre, ogni itinerario si concluderà con una tappa suggerita da campania artecard, qualora volessi integrare il tuo percorso, e da alcune fonti per approfondire questo affascinante tema. Partiamo!

NAPOLI

Suor-Orsola

Questo itinerario parte da uno dei punti più panoramici della città: il Corso Vittorio Emanuele, facilmente raggiungibile con le funicolari sia dal centro storico che dalla collina del Vomero. La nostra destinazione di partenza è il Monastero di Suor Orsola Benincasa, dedicato alla religiosa (nata a Napoli, 21 ottobre 1547) e mistica napoletana, fondatrice delle romite e delle oblate dell’Immacolata Concezione (oggi, suore teatine),  “figura di grande portata religiosa, sociale e politica. Lei era una mistica, carismatica, capace di cose straordinarie, di alzarsi da terra, di levitare come una sciamana” Mario Niola – Antropologo

Con una superficie di 33.000 m², il complesso monastico è tra i più vasti complessi architettonici di Napoli, costituito da due monasteri fondati tra il XVI e il XVII secolo, da due chiese, chiostri e i giardini pensili.

“La cittadella monastica di Suor Orsola Benincasa è uno degli esempi più tipici e rappresentativi a Napoli della religiosità della controriforma. Dopo il Concilio di Trento, a metà del 500, questa religiosità comporta la creazione di nuovi ordini religiosi come i gesuiti, i teatini e sopratutto una riforma del monachesimo femminile.”
Pierluigi Leone de Castris – Storico dell’Arte

Qui sono ancora custoditi, tra gli altri, i capolavori di Luca Giordano, Francesco de Mura e Jean- Baptiste Camille Corot, i rivestimenti originali del Seicento e i pavimenti del Settecento. Ma è su un’opera nella Sala degli Angeli, la chiesa che conserva le opere di Andrea Vaccaro e Andrea Malinconico, che vogliamo farti soffermare: il Crocifisso.

“Orsola Benincasa era una mistica che negli anni 70/80 del 500, decise di ritirarsi sulle pendici della collina di Sant’Elmo. La cittadella dunque, con le sue chiese è uno dei luoghi dove maggiormente si possono cogliere lo sviluppo, la fortuna della tipologia del crocifisso dell’età della controriforma.”
Pierluigi Leone De Castris -Storico dell’Arte

Prosegui la tua visita verso il Museo Pagliara, dove troverai una delle opere più importanti, la tavoletta con le Stimmate di San Francesco dipinta da El Greco nel 1571 durante il suo soggiorno in Italia e poi raggiungi il Museo storico dell’Istituto Suor Orsola Benincasa. Qui sono conservate le collezioni d’arte dell’Ente Morale e oggetto di studio dei laboratori di ricerca e conservazione dei beni culturali dell’Università intitolata alla santa. In queste sale si trovano i quadri che raccontano la vita della santa, e nel grande crocifisso barocco trova il suo capolavoro più importante.

“La religiosità di Napoli è una religiosità fatta di teatro. Il crocifisso, nella Napoli barocca, diventa una specie di teatro della passione e quindi la figura centrale dell’immaginario religioso e popolare dove si mescola tutto e fare da collante è proprio il teatro, perché la città è teatrale, la sua anima è teatrale e lo è anche nel rapporto con il sacro. Per cui nella scena sacra si mescola tutto: santi e madonne, cristi e pulcinella.”
Mario Niola – Antropologo

CAVA DE’ TIRRENI (Sa)

Lasciamo Napoli e il suo panorama per spostarci verso Cava de’ Tirreni, la porta nord della Costiera Amalfitana, circondata a est dai Monti Picentini e a ovest dai Monti Lattari. Le sue origini furono gli Etruschi, detti Tirreni, in onore dei quali fu nell’800 modificato il nome da le Terre de la Cava a Cava de’ Tirreni. Ma tornando alla fondazione, il primo insediamento moderno della città risale al XI secolo, quando l’Abbate San Pietro edificò il villaggio di Corpo di Cava a ridosso del Cenobio Benedettino e iniziò a svilupparsi il caratteristico Borgo Scacciaventi, dal nome dalla famiglia Scacciaventi, che raggiunse lo splendore nei secoli tra il XIV ed il XV secolo, a seguito dell’intensificarsi dei commerci. Con le sue botteghe e magazzini divenne il cuore della città, trasformandosi anche in zona residenziale nei secoli successivi. Dopo aver fatto un giro per i suoi meravigliosi portici, dirigiti verso la seconda tappa del nostro itinerario: la Chiesa di San Pietro a Siepi, una delle più importanti della città.
Fondata nel 1169, fu edificata per concessione di Romualdo II, Arcivescovo di Salerno, su richiesta di Pietro Mannarino, Capitano di Salerno. Il complesso è composto dalla chiesa, la sacrestia, il campanile, il museo parrocchiale, la casa canonica, il palazzo Cafaro Genovesi e altri edifici pertinenziali. La chiesa presenta una pianta longitudinale, a croce latina, tre navate, dove prevalgono gli stili tardo barocco e rococò, sovrapposti all’originario impianto rinascimentale.  Al suo interno sono ancora presenti testimonianze storico-artistiche che vanno dal 1500 al 1800, tra cui l’altare e il soffitto a cassettoni del settecento, la sagrestia del cinquecento, il battistero del seicento. Ma è il crocifisso il capolavoro da non perdere, realizzato dallo scultore Giacomo Colombo nel 1689.

“La religiosità della controriforma prevede un crocifisso un pò diverso, un crocifisso devoto, realistico, filologico rispetto al testo sacro, ma anche nobile, decoroso, eroico, atletico, con gli occhi volti al cielo come quello di Giacomo Colombo della fine del 600 in San Pietro a Siepi a Cava.”
Pierluigi Leone de Castris

Vuoi aggiungere un’altra tappa? Te la consigliamo noi!

A Napoli c’è un’altra chiesa che puoi visitare, nel centro storico: Santa Maria La Nova. Fondata nel 1279 durante la dominazione agioina, subì notevoli trasformazioni di cui le stratificazioni artistiche sono la riprova. Da non perdere il suo bellissimo chiostro con volte affrescate con episodi della vita di S. Giacomo della Marca, attribuiti tradizionalmente a Simone Papa, e i numerosi monumenti funerari quattro-cinquecenteschi disposti lungo le pareti provenienti dalla chiesa.

Ma c’è una tomba, in particolare, su cui devi soffermarti:  sembra, infatti, condurre al leggendario principe Vlad III, a cui si ispirò la figura letteraria del Conte Dracula.

Approfondimenti:
Suor Orsola Benincasa

Cava de’ Tirreni