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Viaggio in Campania alla scoperta dell’Antico Egitto

Viaggio in Campania alla scoperta dell’Antico Egitto

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L’antico Egitto ha da sempre esercitato un grande fascino in tutto il Mediterraneo, tanto da influenzarne per secoli la cultura, l’arte e anche la musica. Quello che forse non sai è che quello tra la Campania e l’Egitto è stato un legame forte, che ha superato i secoli. Per questo abbiamo pensato ad un itinerario artecard che mettesse insieme le tappe imperdibili di questo viaggio alla scoperta delle tracce della cultura egizia.

Scopriamo insieme i luoghi della cultura, tutti inclusi nel network artecard, e le opere più importanti presenti in Campania che non puoi assolutamente perderti!

Gli Aegyptiaca

Aegyptiaca al Museo Archeologico di Pithecusae di Lacco Ameno (Isola d’Ischia)

Le prime testimonianze della civiltà egizia risalgono al periodo compreso tra il IX secolo a.C. e il VI secolo a.C., quando si diffonde l’utilizzo degli Aegyptiaca, arrivati in Campania grazie agli scambi commerciali via mare con l’Oriente. Ma di cosa si tratta? Erano oggetti sacri con sembianze di animali, molto spesso scarabei o statuine con la testa di animale interpretati come amuleti e quindi privati del loro valore religioso originario, ma potevano essere anche collane di pasta di vetro. Molti esemplari, egizi o di manifattura greca o fenicia, sono stati ritrovati tra Pozzuoli, Cuma, Pontecagnano, Ischia, Castellammare di Stabia. Puoi vederne alcuni esposti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli o al Museo Archeologico di Pithecusae a Lacco Ameno (Ischia).

 

Il Culto di Iside: tra Pompei, Benevento e Cuma

Intorno al II secolo a.C. tornò vivo l’interesse verso l’antico Egitto, con particolare attenzione al culto di Iside, la maggiore divinità femminile dell’antico Egitto. In età ellenistica prima e in quella romana poi, Iside venne infatti assimilata a varie divinità esistenti e il suo culto si diffuse nel bacino Mediterraneo raggiungendo l’Italia, dove divenne molto popolare. La sua figura è legata al Mito di Osiride: sorella e sposa di Osiride, che fu ucciso dal fratello Seth, ne cerca il corpo dilaniato e lo riporta in vita il tempo necessario a concepire con lui il figlio Horus, che vendicherà il padre. Segni del suo culto sono stati trovati in molti dei territori dell’Impero Romano.

Ecco allora che il nostro viaggio alla scoperta del culto di Iside non può che proseguire verso tre tappe che ti consigliamo di non perdere: Pompei, Benevento e Cuma.

Parco Archeologico di Pompei

Situato alle spalle del Teatro Grande, il Tempio di Iside è una tappa obbligata se stai visitando il parco archeologico di Pompei! Situato su alto podio, ospitava nella cella le statue di Iside e Osiride mentre sul lato opposto all’altare è ancora visibile la fossa votiva in cui si conservavano i resti delle offerte.

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Io a Canopo – Pompei, esposto al Museo Archeologico di Napoli

 

Al Museo Archeologico Nazionale sono esposti gli arredi e le statue originali, mentre nel tempio troverai le copie che sono state collocate nello stesso posto in cui sono state trovate.

Tra i capolavori giunti fino a noi, soffermati, tra gli altri, sull’affresco che mostra l’arrivo di Io a Canopo. Questo raffinato affresco si trovava nella sala utilizzata per banchetti e riunioni, l’ekklesiasterion. La scena racconta l’arrivo della fanciulla al cospetto di Iside, portata a spalla dalla personificazione del Nilo, mentre sullo sfondo due sacerdoti agitano gli strumenti sacri alla dea. Nel 1770 un visitatore d’eccezione ne rimase particolarmente colpito: Mozart! Infatti le scenografie della sua opera “Flauto Magico” si ispirarono proprio al tempio di Iside.

 

Benevento

Statua dell’imperatore Diocleziano con le sembianze di un faraone – Museo Ar-cos

Il notevole numero di reperti egizi ritrovati a Benevento ci fa subito capire due cose: che la città fosse al centro di scambi commerciali con l’Oriente, nonostante non si trovasse sul mare, e che il culto di Iside era molto radicato. Infatti, in onore della “Signora di Benevento” fu eretto tra l’88 e l’89 d.C. un tempio, andato perso, con materiali provenienti direttamente dall’antico Egitto. Ti abbiamo incuriosito? Vai al Museo Ar-cos, il Museo di Arte Contemporanea, che ospita anche la Sezione Egizia del Museo del Sannio. Troverai, tra gli altri, la statua dell’imperatore Diocleziano con le sembianze di un faraone, la testa di Iside che probabilmente si trovava nella cella del tempio, le sculture delle maggiori divinità legate al culto di Iside e la «cesta mistica» coi simboli del serpente.

Acropoli di Cuma

Il nostro viaggio continua verso il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, altra area ricca di ritrovamenti.

Infatti, nel 1992 fu scoperto sulla spiaggia antistante l’acropoli di Cuma il Tempio di Iside. Prima di essere distrutto dai cristiani, il tempio era più grande di quello di Pompei, ed era composto da un podio sul quale sono stati ritrovati resti di pavimentazione e di pitture finemente realizzate ed una vasca, all’interno della quale vennero rinvenute tre statuette raffiguranti Iside, una sfinge ed una sacerdotessa con Osiride, tutte con la testa rotta, forse per volere dei cristiani. Oggi puoi vederle esposte al Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia

A Pozzuoli fu ritrovata invece la statua di Serapide in quello che è comunemente detto Tempio di Serapide, ma che in realtà era il mercato della città, il macellum. Questo indica la forte presenza della comunità alessandrina a Puteoli.

Napoli, il centro storico e la collezione egizia del MANN

Ma anche nell’antica Neapolis esisteva una vera e propria comunità egiziana e risiedeva nel cuore dell’attuale centro storico:  tra via Tribunali e via San Biagio dei Librai. Simbolo di questo pezzo di storia è sicuramente la statua del Dio Nilo.

Naoforo – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Come avrai capito, è al Museo Archeologico di Napoli che sono esposti i più importanti reperti risalenti gli scavi della zona flegrea e vesuviana. Ma non solo. Qui, infatti, è conservata la più importante collezione egizia in Italia, seconda solo al Museo Egizio di Torino, che comprende reperti della Campania, che rappresentarono il primo nucleo, a cui si aggiunsero quelli provenienti da illustri collezioni private: quella Farnese, quella dei Borgia e quella dei Picchianti, per un totale di oltre 2500 reperti.

Alla collezione Farnese appartiene il Naoforo, che rappresenta un uomo inginocchiato, mentre stringe la cella che ospita, probabilmente, la statua di Osiride.

Il Cardinale Stefano Borgia era un grande appassionato di cultura egizia,in linea con i gusti del suo tempo: il XVIII secolo. A lui si devono i busti o teste-ritratto e molti oggetti di carattere funerario e magico-religioso.

Tra questi da non perdere è la Charta Borgiana, il documento grazie cui è stato possibile studiare la struttura sociale dell’Egitto romano. Ma non solo, essendo il primo papiro contenente una iscrizione in greco corsivo, ha contribuito alla nascita degli studi papirologici in Italia. Il testo, prevenuto in 23 frammenti e disposto su 15 colonne di 33 righe, riporta i nomi degli operai che lavorarano alla realizzazione di canali idrici a Tebtynis.

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Charta Borgiana – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Grazie alla collezione Picchianti, al museo sono presenti mummie, sarcofagi, canopi, ma anche oggetti facenti parte del corredo funebre che testimoniano aspetti del quotidiano, quali specchi, vasi per cosmetici, sandali. Questa inestimabile raccolta fu frutto di un viaggio durato 6 anni che Giuseppe Picchianti fece dal 1819 fino al 1825 in Egitto.

Info pratiche:

Tutti i musei menzionati fanno parte del network artecard. Scopri tutti i vantaggi di avere un pass artecard e scegli quello più adatto a te qui