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La Casa del Fauno di Pompei: 4 mosaici da non perdere al MANN

La Casa del Fauno di Pompei: 4 mosaici da non perdere al MANN

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Non c’è visita al parco archeologico di Pompei che non includa una tappa qui. È, infatti, tra le dimore più famose e visitate, ma quello che non sai è che anche una delle più grandi. Gli arredi, i mosaici e gli oggetti sopravvissuti all’eruzione del 79 d.C. sono conservati al Museo Archeologico Nazionale. E proprio dei suoi bellissimi mosaici che vogliamo parlarti, realizzati da una bottega itinerante a cui si è convenzionalmente dato il nome di “bottega della Casa del Fauno”.

La casa

La villa si trova su Via della Fortuna e si estende per circa 3000 mq, praticamente per un intero isolato. Risalente al II secolo a.C. è una vera e propria testimonianza della ricchezza dei suoi proprietari, rappresentata dai meravigliosi mosaici che attualmente arricchiscono l’eccezionale collezione presente al Museo Archeologico Nazionale. Infatti per preservarli, sono stati prelevati dal sito originario e in loco puoi trovarne delle copie, ma sono originali l’iscrizione di benvenuto (HAVE) in latino sul marciapiede,  il portone con pilastri e capitelli dorati, il pavimento policromo dell’ingresso e alcuni tempietti a rilievo sulle pareti. La casa ha due atrii e due peristili intorno ai quali si sviluppano altri vani: alcuni di rappresentanza, e lo si capisce dalle eccezionali decorazioni presenti, altri invece privati e altri ancora di servizio. Al centro dell’impluvio dell’atrio principale noterai subito la famosa statua del satiro danzante, o Fauno, che ha dato nome alla dimora, omaggio ai proprietari: i Satrii. Si tratta di un copia, mentre l’originale è al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Di questa statua esistono due repliche provenienti dall’Egitto, a riprova che l’origine della manifattura sia alessandrina.

Statua del Fauno – Photo by @einhornfotografie6931

4 mosaici da non perdere al Museo Archeologico Nazionale:

La battaglia di Isso 

Nell’ esedra, la sala più elegante della Casa del Fauno, fu ritrovato il più celebre mosaico pervenutoci dall’antichità: si tratta del mosaico di Alessandro del II secolo a.C. , che raffigura la storica battaglia di Isso tra Alessandro Magno, rappresentato sul suo cavallo Bucefalo, e il re persiano Dario, sul suo carro, e che segnò la fine dell’impero persiano. L’originale è, appunto, esposto al MANN, mentre a Pompei puoi vederne una copia. Sai di quante tessere è composto? Circa un milione, molto piccole, composte da quattro tipologie di colori: bianco, giallo,rosso e nero. La tecnica è quella dell’opus vermiculatum: le tessere vengono posizionate in maniera asimmetrica, seguendo il contorno delle immagini raffigurate. Quello che colpisce al primo sguardo è la grandezza, 582 × 313 cm, e poi la minuziosità dei dettagli. Infatti c’è un sapiente utilizzo dei colori delle tessere per creare ombreggiature, per personalizzare le espressioni dei volti dei personaggi, che in questo modo trasmettono differenti emozioni e per arricchire di particolari, come ad esempio, la medusa che puoi notare sull’armatura di Alessandro. Oltre ad ai due protagonisti, nella scena si distinguono Dario Oxyathres, che si sacrifica per il fratello Dario facendosi trafiggere dal macedone, e il cavallo centrale, ritratto di spalle, di cui spicca la sapiente ombreggiatura, a donare massa e volume all’animale, rendendolo realistico.

Maschere e festone vegetale

 

Questo vero e proprio capolavoro dell’arte musiva si trovava sulla soglia dell’atrio e accoglieva gli ospiti della casa. Le protagoniste della scena sono due grandi maschere dionisiache del teatro greco, fissate a una grande ghirlanda di fiori, foglie e frutti, fra cui si distinguono la melagrana, la mela e l’uva.

Gatto con pollo, anatre, uccelli e pesci

Un altro famoso mosaico è quello con gatto e pollo, anatre,uccelli e pesci, raffigurati su tre livelli. Il primo è dedicato al gatto selvatico che con una zampa afferra un pollo arancione, su uno sfondo nero, su un piano verde e ocra; il secondo presenta due anatre, di cui una porta nel becco un bocciolo di ninfea, mentre altri due sono sul fondo, probabilmente a galleggiare sull’acqua; il terzo è dedicato alla natura morta, di ispirazione ellenistica, con quattro fringuelli, frutti di mare, un pettine, un murice, delle vongole e un gruppo di pesci. Una curiosità: grazie ai minuziosi dettagli è stato possibile stabilire che il gatto appartiene a una specie egiziana estremamente rara per quel periodo.

Paesaggio nilotico

 

Questo mosaico si trovava sulla soglia, delimitata da due colonne, della stanza di rappresentanza, il cui pavimento era arricchito dal mosaico di Alessandro. Sono raffigurate sei anatre che nuotano in un fiume, mentre lungo la sponda si riconoscono tre coppie di animali in lotta fra loro: un icneumone e un cobra, un ippopotamo e un coccodrillo e, infine, due ibis. Il riferimento è all’Antico Egitto, la terra conquistata da Alessandro magno, e allo stesso mosaico pavimentale in cui la lotta tra greci e persiani è ripresa nella lotta tra animali.

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