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La Cappella Sansevero, i capolavori da non perdere

La Cappella Sansevero, i capolavori da non perdere

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Le origini della Cappella Sansevero

Il Museo Cappella Sansevero, detto anche cappella di Santa Maria della Pietà o Pietatella, è situato nel cuore del centro storico di Napoli ed è considerato una delle attrazioni più popolari della città, al punto che nel 2013, secondo Tripadvisor,  è risultato il museo italiano più apprezzato dagli utenti del portale precedendo i Musei Vaticani e la Galleria degli Uffizi.

Sulle sue origini esistono varie leggende. C’è chi dice che fu eretta sui resti di un antico tempio costruito in onore della dea egizia Iside, altri sostengono che fu fatta erigere in segno di devozione per un miracolo ricevuto e altri ancora narrano la storia di Adriana Carafa, moglie di Giovan Francesco di Sangro, che l’avrebbe fatta costruire in seguito alla morte per omicidio del figlio Fabrizio. Alcune ricerche effettuate di recente hanno svelato che nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 1590, Fabrizio Carafa fu assassinato, con la sua amante Maria d’Avalos dal marito di lei, Carlo Gesualdo da Venosa.

I lavori

Le origini della Cappella di Sansevero dunque, restano avvolte da un velo di mistero, ma una certezza c’è! L’anno dell’inizio dei lavori per la sua costruzione: 1593, come attestano le polizze custodite nell’ Archivio del Banco di Napoli, unico documento ufficiale tangibile. Nel corso del 1600 Alessandro di Sansevero, figlio di Gian Francesco, si occupò dell’ampliamento della costruzione così da renderla accogliente per le spoglie di tutta la famiglia Di Sangro. Ma è nel Settecento, grazie al principe Raimondo di Sangro, che furono apportate le modifiche che hanno reso la cappella così come la vediamo oggi: un luogo unico al mondo.

Allo scopo di creare un luogo degno della grandezza del suo casato, il principe iniziò a chiamare artisti di fama internazionale come Giuseppe Sanmartino, Francesco Queirolo, Francesco Celebrano e Antonio Corradini ai quali commissionò alcune delle opere che sono poi entrate nella storia dell’Arte.

Ecco i capolavori assolutamente da non perdere:

 

Il Cristo Velato

E’ decisamente la star del museo! E non a caso ti colpirà appena varcata la soglia della piccola cappella, al centro, di fronte all’altare maggiore. In un primo momento l’opera fu commissionata allo scultore Antonio Corradini che morì poco dopo, Raimondo di Sangro incaricò quindi Giuseppe Sanmartino a cui venne chiesto di creare una scultura  che raffigurasse Gesù Cristo morto e coperto da un sudario trasparente. Completato nel 1753, il risultato lasciò a bocca aperta perfino Antonio Canova, il quale provò addirittura ad acquistarla! Il Cristo Velato è considerato uno dei maggiori capolavori scultorei mai realizzati al mondo ed è per questo che ogni anno viaggiatori da tutto il mondo, ma anche cittadini campani, vengono ad ammirarlo. La perfezione nella realizzazione del velo che ricopre il corpo di Gesù Cristo ha fatto pensare in passato che fosse addirittura ad un processo di marmorizzazione alchemico eseguito dal principe di Sansevero. In realtà la statua è costituita da un unico blocco di marmo: quindi quello che stai ammirando è  il risultato della bravura e dell’abilità nell’utilizzo dello scalpello barocco di Sanmartino. 

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Statue della Virtù

Ma il museo è ricco di capolavori tra quadri, decorazioni barocche e particolari architettonici. Di fondamentale importanza, tra le altre, ci sono le 10 statue delle virtù: Decoro, Disinganno, Dominio di se stessi, Educazione, Libreralità, Pudicizia, Sincerità, Soavità del gioco coniugale e Zelo della religione.

 

Pudicizia                          

La Pudicizia è una statua realizzata da Antonio Corradini ed è dedicata a Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, madre di Raimondo di Sangro, che morì nel dicembre del 1710, meno di un anno dopo la nascita del figlio. Con il Cristo Velato e il Disinganno costituisce la terna d’eccellenza artistica della Cappella Sansevero. Sicuramente ti avrà colpito il velo, che sembra quasi umido, modellato sul corpo della statua. La sua eterna bellezza, attuale e potente, ha anche ispirato uno dei murales più belli della città ai Quartieri Spagnoli realizzato dall’artista di fama mondiale Francisco Bosoletti.

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Disinganno

Basta guardarla e subito si percepisce il “peso”di quella rete, vero? La scultura rappresenta un uomo intento a liberarsi da una rete che rappresenta il peccato. Inoltre nel gruppo scultoreo, è presente un genietto alato con una fiamma sulla fronte che rappresenta l’intelletto umano e un globo terrestre che indica le passioni mondane. Quest’opera è dedicata ad Antonio di Sangro, duca di Torremaggiore, dal figlio Raimondo.

Una curiosità: a comporre la statua c’è anche un libro su cui sono incisi alcuni passi biblici con un chiaro riferimento alle iniziazioni massoniche di cui il principe di Sansevero era Gran Maestro.

 

 

Il pavimento labirintico della Cappella Sansevero

Attualmente la cappella mostra una pavimentazione in cotto napoletano con al centro un grande stemma in smalti giallo e azzurri raffigurante l’emblema della famiglia di Sangro.

Ma nel corso degli anni 60 del XVIII secolo, Raimondo di Sangro incaricò Francesco Celebrano affinché realizzasse un progetto di pavimentazione progettato dallo stesso Raimondo e costituito da un motivo labirintico in marmo bianco. La realizzazione finale rappresentava una linea continua bianca a forma di croci continue, dette gammate, che grazie ad intarsi di colori differenti, avevano un aspetto prospettico tridimensionale.

Un’ infiltrazione d’acqua, nel 1889 fece crollare una parte del Palazzo di Sangro, rovinando la pavimentazione, di cui sono sopravvissuti una serie di frammenti, oltre a una litografia ottocentesca che riporta il motivo labirintico.

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Le macchine anatomiche

La visita continua verso la cavea dove sono custodite le macchine anatomiche, che da sempre affascinano visitatori e studiosi. Si tratta degli scheletri di due individui, uno maschile e uno femminile, su cui è fedelmente riprodotto, con estrema precisione, il sistema circolatorio umano. E’ noto che la realizzazione delle macchine anatomiche è da attribuirsi al medico palermitano Giuseppe Salerno, con la supervisione dello stesso Raimondo di Sangro.

Il procedimento è tutt’oggi ancora avvolto nel mistero, tanto che fino all’età contemporanea, si credeva che i tessuti del sistema circolatorio fossero reali.

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Info pratiche:

Mostrando il tuo pass artecard hai diritto all’ingresso ridotto al museo