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Il chiostro di Santa Chiara: capolavoro rococò a Napoli

Il chiostro di Santa Chiara: capolavoro rococò a Napoli

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E’ uno dei luoghi più fotografati di Napoli, nel cuore della città, a due passi da Piazza del Gesù ed è sicuramente una tappa imperdibile per chi viene in Campania per la prima volta. Ma è anche molto amato dai napoletani stessi, che si rifugiano spesso tra le maioliche del chiostro. 

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Il complesso

Il complesso conventuale di Santa Chiara comprende la basilica con la torre campanaria, il convento delle Clarisse e il monastero dei Frati Minori, eretto tra il 1310 e il 1328 sui resti di antiche terme romane. Lo sai che divenne il più importante complesso religioso del Medioevo a Napoli?

La sua storia è indissolubilmente legata a quella della casata d’Angiò, che regnò sul regno di Napoli dalla fine del 1200 fino alla metà del 1400. Furono infatti il re Roberto d’Angiò e la sua consorte Sancia di Maiorca a voler realizzare il complesso, che divenne un vero e proprio sacrario dei d’Angiò. Infatti,  tra i numerosi monumenti funebri qui conservati, il più importante fu realizzato da maestri fiorentini ed è situato dietro l’altare: si tratta di quello dedicato proprio a Roberto d’Angiò, che qui morì, tra il 1343 e il 1345.

La basilica

Lo stile è decisamente gotico, quasi a farla sembrare una fortezza inespugnabile: essenziale nelle linee e gialla come il tufo. Prima di entrare, alza lo sguardo e guarda il bellissimo rosone traforato francese, tipico di questo stile, situato sulla facciata a larga cuspide. Superato il porticato a tre archi a sesto acuto, cioè archi la cui sommità è appuntita e non tonda, entra e fermati un minuto a notare i dettagli. Innanzitutto l’interno è ben lontano dallo stile barocco che caratterizza molte altre chiese di Napoli che probabilmente avrai già visitato. Quello che ti aspetta è un’unica navata centrale, con dieci cappelle per lato e soffitto con struttura in legno, mentre alle spalle dell’altare c’è il Coro delle Clarisse, a tre navate. Artisti celebri sono passati di qui, firmando i monumenti funebri della famiglia d’Angiò, tra cui Tino da Camaino e i fratelli Bertini. Lo sai che Giotto fu chiamato a completare l’affresco della Crocifissione nel 1326? Sono ancora visibili i suoi frammenti e da questi è possibile riconoscere la sua mano. Nel 1742 la chiesa fu ristrutturata secondo il gusto  barocco ma poi fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti del 1943. Fu restaurata e ricostruita poi in seguito e riportata all’originario stile gotico tuttora presente.

Il chiostro maiolicato

Ma quello che vogliamo raccontarti è il bellissimo chiostro, a cui si accede dalla sacrestia, divenuto uno dei simboli di Napoli grazie alla sua particolarissima decorazione e che attira viaggiatori da tutto il mondo.

Quando l’architetto Vaccaro ristrutturò la basilica, mantenne invariata la struttura trecentesca, con i sui 66 archi a sesto acuto posti su 66 pilastrini in piperno ( un tipo di roccia vulcanica), mentre modificò il giardino secondo le indicazioni della badessa Ippolita di Carmignano, che volle creare uno spazio più armonioso, lontano dall’austerità gotica. Furono allora realizzati due viali perpendicolari, coperti da pergolati di vite e delimitati da panchine con spalliera e 64 pilastri ottagonali, entrambi rivestiti di maioliche policrome. Vennero ingaggiati Donato e Giuseppe Massa, mastri “riggiolari”,che nel 1740 completarono qui a loro opera più importante. Nello specifico, il primo si occupò della posa dei mattoni sui viali, del parapetto che da sul portico e del giardino, mentre il secondo si occupò della decorazione delle colonne, delle panchine e di tutti gli elementi a forma curva. Anche le fontane trecentesche, che originariamente si trovavano all’interno della basilica, furono rivestite in maioliche e portate nel giardino, dove si trovano tuttora.

Le riggiole

Foto di d0gwalker

Abbiamo detto che i Massa erano “mastri riggiolari”, ma cos’è una “riggiola”? Si tratta d un tipo di mattonella in ceramica spesso maiolicata e decorata a mano, tipica della zona di Sorrento e Amalfi. A quel tempo le fabbriche che erano specializzate in questa tecnica erano davvero poche e i loro artigiani erano i custodi  di una lunga tradizione che aveva avuto origine nel medioevo, fu ripresa con l’arrivo degli aragonesi a Napoli nel 400 e che raggiunse la perfezione con i Borbone.

Avvicinati e guarda la ricchezza di dettagli! Le mattonelle che rivestono le colonne del chiostro sono a fondo bianco-azzurrino, ornate con festoni di fogli, di frutta e di fiori che si avvolgono a spirale e dominati dai colori giallo, verde e azzurro. Mentre i sedili con lo schienale riprendono i colori delle colonne, con al centro il dipinto di un paesaggio marino o campestre, incorniciato da elementi floreali. Tra fanciulle danzanti, balli campestri, scene di caccia, pescatori e navi che giungono in porto ecco che verrai trasportato in un altro mondo, proprio come le clarisse che così avevano modo di vivere la bellezza della realtà al di fuori del convento.

I colori

Siamo sicuri che appena entrato nel chiostro sarai stato rapito dai suoi colori brillanti, che non sembrano aver perso la loro intensità nel tempo. Qual è stata la tua prima sensazione? Probabilmente di pace e di armonia. I colori, infatti, armonizzano perfettamente la struttura del chiostro con la natura circostante. C’è il blu che richiama il cielo, il giallo del tufo e degli agrumi del giardino e il verde delle aiuole, tutti mimetizzati perfettamente con l’ambiente, mentre i tralci di vite e frutta, tra cui agrumi, fichi e banane, si mescolano con i frutteti del giardino creando l’illusione ottica dell’unione tra il mondo reale e quello virtuale

Gli affreschi

Passeggia sotto il porticato e noterai che le pareti sono completamente coperte da affreschi barocchi dei Seicento, che raccontano episodi tratti dall’Antico Testamento, mentre i muretti sono decorati da riggiole con paesaggi. I pilastri del chiostro sorreggono un terrazzo caratterizzato dalle celle, mentre, al secondo piano un altro terrazzo era il cosiddetto “luogo di delizie”, poiché da qui era possibile avere uno sguardo sulla città fino al mare.

Il museo dell’Opera

Non perdere una visita anche al Museo dell’Opera, a cui si accede dal chiostro, dove è raccontata la storia di Napoli attraverso i primi reperti rinvenuti durante gli scavi risalenti all’antichità fino a quelli scampati ai bombardamenti del 1943.

Il Museo è suddiviso in quattro ambienti, la Sala Archeologica, la Sala della Storia, la Sala dei Marmi e la sala dei Reliquiari.