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Dantedì: sulle tracce di Dante e del Codice dantesco più importante del Meridione

Dantedì: sulle tracce di Dante e del Codice dantesco più importante del Meridione

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Buon Dantedì!

Oggi 25 marzo è la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, istituita dal MiBACT nella data in cui gli studiosi concordano nell’inizio del viaggio della Divina Commedia. Quindi anche noi ti racconteremo sui social e sul web i luoghi in Campania legati al sommo poeta, in contemporanea con i musei e luoghi della cultura di tutta Italia!

Dante: dove incontrarlo 

Foto di @matacena_ph

Nato a Firenze nel 1265, Dante è universalmente riconosciuto come il padre della lingua italiana e la sua opera più importante, la Divina Commedia, è la più grande opera scritta in lingua italiana e uno dei maggiori 

 

capolavori della letteratura mondiale. Ma cosa c’entra un fiorentino in Campania?

Nel cuore del centro storico di Napoli ci sono, per esempio, ben tre tracce evidenti del legame tra il poeta e la citta. Partiamo dalla statua realizzata da Tito Angelini situata nella piazza a lui intitolata, inizialmente chiamata Largo Mercatello e modificata come la vediamo ora da Luigi Vanvitelli, lo stesso famosissimo architetto che, tra le altre cose, progettò la Reggia di Caserta.

Nell’omonima piazza c’è anche una delle prime stazioni della metro dell’arte dedicata al poeta, ma è nella fermata Università che è possibile vedere una versione di Dante contemporanea: all’altezza dei gradini delle scale fisse al piano meno due, sono riprodotte due grandi immagini di Dante Alighieri e di Beatrice, opera dell’architetto e designer Karim Rashid. Il suo è un omaggio al poeta per sottolineare l’importanza e la vitalità del legame tra la cultura umanistica e i linguaggi contemporanei. 

E se di Dante ti abbiamo dato qualche indizio, (ma ti invitiamo a seguirci a seguirci sul nostro account instagram @campaniartecard per scoprirne altri!), c’è un’altra figura legata al poeta e, allo stesso tempo, a Napoli. E’ Virgilio, la guida che nella Divina Commedia accompagna Dante fino al Purgatorio. Il piccolo Parco Vergiliano A Piedigrotta ospiterebbe, infatti, la sua tomba e a confermarlo sarebbe l’incisione all’ingresso e i molti riferimenti nel tempo da parte di numerosi autori.

Tomba di Virgilio – Foto di Luci e Ombre

Ma una volta fatta la conoscenza del nostro celebre autore, è il momento di illustrarti un prezioso manoscritto custodito proprio a Napoli e  cui vogliamo dedicare la prima edizione del Dantedì.

Il Codice Filippino: il codice dantesco più importante del Meridione

La Bibilioteca oratoriana dei Girolamini di Napoli è tra le biblioteche più belle e ricche del mondo, nonchè la più antica a Napoli. Fu aperta al pubblico per la prima volta nel 1586, e conserva 159.700 reperti tra volumi, stampati musicali, edizioni rare e periodici. Ebbe tra i suoi più assidui frequentatori Giambattista Vico, grazie al quale il padri oratoriani acquistarono nel 1727 la collezione di Giuseppe Valletta, di cui faceva parte quella che risulta essere attualmente il codice dantesco più importante del Meridione: il Codice Filippino.

Biblioteca dei Girolamini

Il prezioso manoscritto, risalente alla seconda metà del 1300, contiene il testo della Divina Commedia accompagnata da 146 meravigliose miniature e commentata dalle famose chiose filippine, inserite a margine o nell’interlinea.

L’utilizzo delle miniature era molto diffuso al tempo e quelle contenute in questo testo furono realizzate da una bottega napoletana di artigiani abruzzesi, regalando ai lettori un’interpretazione visiva degli scenari raccontati da Dante e che oggi raccontano di una tecnica antica e affascinante.

Cos’è una chiosa?

Si tratta di note che servivano a specificare il significato di una parola o di un verso all’interno di un testo. In questo caso si alternano commenti sia in latino sia in volgare napoletano, in modo che tutti potessero comprendere la Commedia, scritta in italiano fiorentino. 

Le origini del codice

Il codice apparteneva alla famiglia napoletana dei Poderico, come indicato dallo stemma apposto sulla prima pagina del volume, e per questo motivo, in un primo tempo, le chiose furono attribuite a Lorenzo Poderico, letterato e giurista napoletano nato tra il XIII e il XIV secolo. In realtà gli studiosi hanno scoperto che lo stemma fu apposto successivamente, così come le chiose, rivelando che in origine il volume comprendeva soltanto il testo. Le annotazioni furono inserite per la prima volta nel 1360 da un toscano residente a Napoli e successivamente altri sei autori contribuirono al commentario. Il codice passò successivamente a Giuseppe Valletta, intellettuale napoletano, e alla sua morte fu acquisito dalla Biblioteca Oratoria dei Girolamini, che lo conserva gelosamente.