Mitreo
Di grande interesse per lo studio della diffusione delle religioni orientali in Campania, il Mitreo di Capua, costruito alla fine del II sec. d.C., è un ambiente ipogeo dedicato al culto del dio persiano Mitra.
La sala principale, a cui si accede tramite un criptoportico, è coperta da una volta a botte, dipinta a stelle rosso e blu. Sulla parete di fondo,
sopra l’altare, è dipinto un affresco raffigurante Mitra, giovane e abbigliato con il colorato costume orientale, che uccide il toro. La scena si svolge davanti all’ingresso di una grotta, in presenza di diversi personaggi. Ai lati sono due dadophoroi vestiti in abito frigio ed armati di arco e frecce. In basso le teste di Oceano e della Terra; in alto il Sole e la Luna.
Sulle facciate dei podi sono scene d’iniziazione dell’adepto, il quale, nudo ed accompagnato da sacerdoti, attraversa i vari gradi di purificazione. Il culto si diffuse in seguito allo svilupparsi dei nuovi culti, anche a Capua, per effetto dei traffici commerciali con l’Oriente. Mitra rappresentava il dio persiano della luce e incarnava tutte le virtù che si riteneva un soldato romano dovesse possedere. Chi lo venerava, giurava segretezza: tant’è che poco o nulla si conosce dei riti, a parte
le informazioni che vengono dai dipinti e dalle iscrizioni ritrovate in diversi santuari.
La leggenda narra che il Sole ordinò a Mitra di uccidere un grosso toro: questo venne cacciato, catturato e sacrificato in una grotta. Da questa impresa, il mito vuole che Mitra creò il mondo: quando il sangue del toro morente fuoriuscì sulla terra, da essa scaturì la vita. In molti dipinti, infatti, viene raffigurato il grano che spunta dalla coda del toro, per simboleggiare la vita sulla terra portata da Mitra.
Si credeva che Mitra assicurasse la salvezza e la vita eterna, ma l’iniziazione non era aperta a tutti.
Le donne ne erano escluse, mentre gli uomini dovevano provare la loro fedeltà, sottoponendosi a prove. Le iniziazioni avvenivano in santuari simili a grotte, proprio per ricordare, con il rituale del battesimo, il luogo dove fu ucciso il toro. Nel 394 d. C. Teodosio vietò il culto, considerandolo una pratica diabolica; il mitraismo così scomparve del tutto.
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