Museo Pignatelli Cortes
Il museo ha sede nella neoclassica Villa Pignatelli, costruita nel 1826 da Pietro Valente per Ferdinando Acton. L’edificio appartenne in seguito ai Rotschild, e fu acquistato nel 1867 dai principi Aragona Pignatelli Cortes. Nel 1955 la principessa Rosina donò la villa allo Stato, e nel 1960 venne aperto il museo.
All’interno si trovano gli arredi originali di questa elegante dimora, testimonianza del gusto eclettico tipico della fine dell’Ottocento: caratteristica che crea una particolare atmosfera, facendo della villa una casa-museo.
La visita si snoda attorno ai tre salottini centrali: in quello azzurro, che introduce alla grande Sala da ballo, si trova anche il ritratto fotografico della principessa Rosina; quello rosso, che conserva l’aspetto fastoso del periodo Rothschild, mette in comunicazione il Vestibolo circolare dell’ingresso con la monumentale veranda neoclassica; quello verde costituisce il raccordo tra la sontuosa Biblioteca e la Sala da pranzo, restituita all’antico splendore con l’esposizione della tavola imbandita con piatti e posaterie di casa Pignatelli.
La villa è arredata con ricche suppellettili: argenti, mobili ottocenteschi, oggetti in bronzo dorato (candelabri e orologi di manifattura francese), bronzetti (fra i quali il Narciso firmato da Vincenzo Gemito). Importante anche la collezione di ceramiche di diverse provenienze: dai vasi e dalle coppe cinesi e giapponesi del Sette-Ottocento alle porcellane di Limoges (notevole il Servizio da tavola di manifattura Bonneval), Sèvres, Zurigo, Chelsea, Meissen, Vienna. Non mancano le produzioni napoletane, tra cui porcellane della Real Fabbrica di Capodimonte, maioliche delle fabbriche Giustiniani e Del Vecchio, e un raffinato biscuit raffigurante Carolina Murat, realizzato nella manifattura Poulard Prad.
Al primo piano è ospitata la raccolta del Banco di Napoli, composta da opere dal XVI al XX secolo, in prevalenza di scuola napoletana. Il percorso espositivo parte da dipinti cinquecenteschi (con il ferrarese Battista Dossi e Andrea da Salerno) per passare poi alla grande pittura del Seicento napoletano. Si va dall’Adorazione dei Magi del Maestro dell’Annuncio ai Pastori alle due tele San Paolo e il centurione e il Ritrovamento di Mosè di Bernardo Cavallino, al San Giorgio di Francesco Guarino. La grande natura morta è documentata dai dipinti di Giuseppe Recco, Porpora, Ruoppolo, fino agli esempi settecenteschi di Baldassarre
De Caro. Il secondo Seicento napoletano, tra naturalismo e barocco, è rappresentato da opere di Hendrick van Somer, Nicola e Domenico Antonio Vaccaro, oltre a un dipinto di Luca Giordano, l’Immacolata. Per proseguire nel Sette e Ottocento, con preziosi dipinti di Francesco Solimena, Paolo de Matteis, Gaspare Traversi, Giacinto Gigante, Morelli, Cammarano, Migliaro, oltre alla pittura di veduta di Gaspar van Wittel e della Scuola di Posillipo. L’esposizione si chiude con le Magnolie che si specchiano di Giacomo Balla, capolavoro dell’ultima produzione dell’artista. Nella sezione grafica sono esposti disegni di Domenico Morelli, nel boudoir le sculture e i disegni di Vincenzo Gemito.
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