Anfiteatro Campano
È una delle costruzioni più imponenti esistenti in Italia, seconda soltanto al Colosseo. Costruito da Augusto, fu poi restaurato da Adriano nel 119 ma si annoverano anche interventi di abbellimento voluti da Antonino Pio. Il monumento, distrutto dai Saraceni guidati da Genserico, fu devastato per diversi secoli e spoliato di molti dei suoi elementi. Colonne e pietre furono utilizzate per costruire il Duomo e molti edifici della città andata distrutta anch’essa dal saccheggio dei vandali. Solo negli ultimi anni è stato rivalutato, divenendo oggetto di lavori di consolidamento e risistemazione. L’edificio originariamente presentava una pianta ellittica, più grande dell’anfiteatro Flavio a Roma, al quale architettonicamente era ispirato. L’edificio, sebbene non più integro, fu illustrato da numerosi studiosi nel ‘700 e nell’800. Veniva chiamato all’epoca del suo splendore “rocca rotonda” che, in lingua germanica, significa “piazza degli orsi” che allude alle spettacolari cacce alle belve che si volgevano nell’area. L’edificio aveva 4 piani, di ordine tuscanico, le arcate del secondo e terzo piano erano adornate con statue dove furono rinvenute Venere, Psiche e Adone. La gradinata era divisa in 5 cavee con 4 recinzioni, le cavee erano divise in 16 cunei. Al di sopra vi era il portico fatto costruire con colonne monolitiche marmoree dall’imperatore Adriano.
All’ingresso si trovano due arcate ben conservate, all’interno delle quali si vedono ancora le raffigurazioni di due divinità, Cerere e Giunone. I sotterranei sono simili a quelli dell’anfiteatro Flavio di Pozzuoli, ma sono molto più ampi. I corridoi sono dieci, tre sono i grandi posti lungo l’asse maggiore, uno gira intorno all’arena, gli altri sei sono coperti da volte e presentano qualche apertura. Una piccola sala degli ampi sotterranei fu trasformata in oratorio e qui sono ancora visibili resti di pitture e qualche frammento dell’altare. I corridoi conservano, anch’essi, resti di affreschi, pitture murali e stucchi. Si può fare il giro dell’intera cavea seguendo i corridoi. I gradini sono ormai distrutti, ma si può salire fino a vedere la parte superiore del monumento.
L’area davanti all’edificio è un giardino dove sono esposte frammenti di sculture e decori architettonici provenienti dallo stesso monumento.Da queste parti si trovava la Scuola per gladiatori, dove nel 73 a.C. (prima che nascesse l’anfiteatro stesso) scoppiò la rivolta degli schiavi guidata da Spartaco, repressa a fatica da Crasso due anni dopo.
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