Parco Archeologico di Cuma
Dell’antica Cuma, la prima colonia greca di Occidente fondata nella seconda metà dell’VIII secolo a.C., si conosce ancora piuttosto poco, se si escludono i numerosi bei vasi greci che nell’Ottocento furono estratti dalle sue necropoli e poi dispersi in tutti i musei d’Europa.
Nel Novecento gli scavi si sono concentrati soprattutto sull’acropoli, dove sono visitabili i due grandi templi testimoni della fase greca, trasformati in chiese nel Medioevo: sulla terrazza più bassa il tempio di Apollo, sottoposto ad un rifacimento romano in età augustea, di cui restano un monumento a sedile e una cisterna forse
pertinente ad una fontana monumentale di età ellenistica; e, sulla cima più alta dell’acropoli, il secondo tempio, detto (senza certezza) di Giove.
Sull’acropoli è il cosiddetto “Antro della Sibilla”, il monumento più celebre di Cuma, città che era considerata in età romana un luogo sacro: Virgilio aveva descritto come avvenuta qui la profezia della Sibilla ad Enea. Da Cuma si facevano derivare i Libri Sibillini, contenenti le profezie che i più alti magistrati dello stato romano consultavano nei giorni più difficili della repubblica; e ancora da qui si facevano venire, obbedendo ad antichi rituali, le sacerdotesse del culto di Demetra-Cerere. Visibili dall’acropoli sono anche i resti della “città bassa”, con i Templi italici del Foro ed i grandiosi
ruderi di un edificio termale detto “Masseria del Gigante”; inoltre, l’anfiteatro di recente riportato alla luce, nonché l’”Arco Felice”, impiantato sul valico che fu aperto nel monte Grillo, confine orientale della città antica, per il passaggio della antica via Domitiana.
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